Tu chiamale se vuoi …

Amo suonare la chitarra. Ho imparato un milione di anni fa o forse due. Vabbè, ora non esageriamo. Certo è che la chitarra è talmente parte del mio mondo che mi sembra di suonarla da una vita. C’è stato un periodo della mia esistenza, in cui collaboravo con un avvocato e il pomeriggio, quando c’era poco da fare, tiravo fuori la mia chitarra che avevo portato, stabilmente, in studio, e mi mettevo a suonare. Credete che non sia possibile suonare una chitarra nello studio di un avvocato? E perché no? Tutto si può fare con le buone maniere. Considerando poi che il mio avvocato era un pò particolare. Pensate che mi aveva incontrata, in precedenza, prima che iniziassi una collaborazione con lui, quando lavoravo come segretaria da un altro avvocato che era anche un professore. Ero capitata là perché da sempre ho avuto voglia di lavorare e avere uno stipendio, qualcosa che mi permettesse di essere libera. Un giorno una mia cugina mi ha chiesto se volessi andare per qualche mese da questo avvocato, a sostituire la sua segretaria che era in maternità. Non me lo sono fatta dire due volte e sono andata di corsa. Un’esperienza … Comunque l’avvocato della chitarra, più giovane del professore un giorno mi ha chiesto: “lei è venuta qui tramite collocamento?”. La situazione mi è sembrata così ghiotta per non giocarci un pò e ho risposto: “sì”. E lui ha proseguito: “e se le avessero proposto di fare l’operatrice ecologica?” – Ed io “magari…Ma ci pensa, lavorare la mattina presto, fare un tot di ore e poi avere il resto della giornata libera”. Ve la descrivo la sua faccia? Credo che non ci sia bisogno. Certo è che se ci penso, rido ancora.

A prescindere da tutto questo, la chitarra è una compagna insostituibile. E’ venuta con me ovunque. E quando dico ovunque, non scherzo. Se per caso la lascio a casa, soffro. Le mie dita si agitano e ne sento proprio il bisogno, sempre più accentuato. Quando suono, mi trasformo. Sono serena, sorrido. Amo ascoltare le diverse sonorità, talvolta batto la mano destra, col pugno chiuso, sulla cassa e ascolto il battito del suo cuore. La sua pulsazione che entra subito in contatto con i miei battiti. All’inizio mi ha fatta soffrire un pò. La corteggiavo ogni giorno, i miei polpastrelli ne accarezzavano le corde ma non sempre, rispondeva con piacere. C’è stato addirittura un periodo in cui quando andavo a dormire le mie mani si addormentavano, tante erano le pretese che la mia chitarra aveva da me. Lo chiamava barré ma, era una vera e propria tortura. Un giorno, poi, quasi per magia, mi sono resa conto che non aveva pretese, in realtà dovevo solo capire come avvicinarla, come farla vibrare come far uscire da quella cassa armonica così sinuosa quei suoni che meglio delle parole, sanno raccontare storie senza tempo. Non dovevo sforzarmi ma, assecondare. E’ stato allora che il suono è uscito limpido, meraviglioso e mi ha incantata.

Ora sono anni che viviamo insieme. Ha sempre qualcosa da dire. Anche a distanza vibra ma siamo inseparabili. Talvolta rimane in silenzio, perché io la lascio un pò da sola, le dico che “ho bisogno dei miei spazi, della mia vita”. Lei non risponde mai. Non strepita. Non va via. Capisce e aspetta. Lei è magica. E’ capace di mutare i miei pensieri, spesso, di farli svanire in un “puff”. Io le sono grata di essere entrata nella mia vita, così, per caso, quando ancora era piccola. Era una 3/4 per bambini, anche se io non ero più bambina da un pò. Con lei giocavo. Non facevo seriamente. Non le promettevo concerti eterni. Neanche l’accordavo, quel che mi dava, mi bastava. Inventavo canzoni con quelle note stonate e ci facevo cantare mia nonna. Lei, mia nonna, era così orgogliosa di me. Ed io ero così orgogliosa di “essere capace” di suonare. La mia chitarra, rideva sotto le corde ma amava quel gioco. Finché un giorno non ho accordato le sue corde ed allora, tutto è diventato ancora più serio ed ora giochiamo realmente e ci divertiamo come due “pazze”. E ora che conosciamo, entrambe, le regole del gioco, possiamo infrangerle tutte le volte che vogliamo. Dicono che l’amore è eterno finché dura. Io dico che la passione è eterna, ma lo è davvero.  E dura, ah se dura. Un sorriso.

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